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		<title>kit_di_autoprelievo_natrixlab</title>
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			<title>Studio di Intolleranza Alimentare su sangue capillare</title>
			<link>http://www.www.farmaciaculzoni.it/1/studio_di_intolleranza_alimentare_su_sangue_capillare_1762812.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Studio di Intolleranza Alimentare su sangue capillare</strong><br />
Il metodo ELISA applicato alla valutazione delle intolleranze / pseudo-allergie alimentari su prelievo di sangue.
L&#039;esame è un&#039;indagine allergologica basata su studio di Ipersensibilità di tipo terzo dose dipendente. 


Prima di comprendere in maniera esaustiva il test IgG FIT (Food Intolerance Test), bisogna capire molto bene come funziona il nostro sistema immunitario.
Il sistema immunitario umano è altamente sensibile ed efficace, e per questo motivo quando si parla di &quot; reazione immunitaria &quot; si parla di un complesso schema di eventi che si attua per rispondere ad uno stimolo lesivo. 
Per rispondere a stimoli lesivi, l&#039;organismo può usare una risposta aspecifica mediata da cellule che si attivano immediatamente contro un ospite indesiderato (cellule NK, Macrofagi) oppure una risposta altamente specifica mediata dall&#039;arruolamento di cellule quali i Linfociti T e B mature e in particolare della produzione di anticorpi da parte dei secondi.
Si ricorda che il processo infiammatorio, lieve o intenso che sia, è costituito da due processi, la componente vascolare e la componente cellulare. Insieme al richiamo di cellule infiammatorie, si attua un processo di sintesi di anticorpi, specifici per un dato antigene verso il quale si attua tale risposta. 
Ma qual è il legame tra alimentazione e anticorpi? O meglio perchè costruire anticorpi verso alimenti?
Il sistema immunitario non è per niente un sistema statico. Esso è perennemente in evoluzione e segue modificazioni a ritmo con la biochimica, l&#039;anatomia e la biocibernetica dello stress. Purtroppo lo stress esiste veramente in medicina, e non è solo un termine volgare con cui cercare di spiegare un&#039;evidenza clinica complessa.
Molto si parla dello stress al giorno d&#039;oggi, ma la sfera immunitaria è una delle più colpite da eventi stressogeni. 
Gli studi effettuati sulla misura degli ormoni dello stress psicofisico quali adrenalina e dopamina, rivelano abbattimenti enormi della sfera protettiva immunitaria durante gli effetti psicoreattivi della vita quotidiana.
I più innovativi studi sul sistema immunitario rivelano come il sistema immunitario possa sfondare le normali barriere della sua autotolleranza in seguito a perturbazioni di varia natura. Il sistema immunitario smette così di autocontrollarsi e inizia a rispondere in modo massivo e sproporzionato nei confronti di sostanze con le quali è venuto a contatto.
Ora bisogna fare attenzione ; purchè una reazione immunitaria si attui, è necessario che per prima cosa un contatto di &quot;prima conoscenza&quot; con un antigene, una sorta di simpatia o meno che si attua sin dal primo incontro. Questo meccanismo prende il nome di sensibilizzazione.
Una volta avvenuta la sensibilizzazione, al ripresentarsi del contatto con l&#039;antigene indesiderato, il sistema immunitario potrà reagire con una esacerbazione delle sue potenzialità, presentando così una risposta allergica.
 
Ecco così spiegarsi il legame tra sensibilizzazione, allergie ed alimenti : più si mangia quotidianamente un alimento e più si ha possibilità si sensibilizzazione. Più si hanno percentuali di sensibilizzazione e più si avranno reazioni allergiche.  Più gli stress psico-fisici moduleranno l&#039;attività dell&#039;immunitario, più questi fenomeni allergici sono plasmabili e volubili. Ecco perchè le allergie agli alimenti si presenteranno con maggiore frequenza verso quei cibi che si consumano più frequentemente.
 
C&#039;è qualcosa di più: come visto prima, le cellule responsabili della sintesi di immunoglobuline previa sensibilizzazione sono i linfociti B. Questi sembrano svilupparsi secondo una serie di fasi programmate. Queste tappe hanno inizio nel midollo osseo con la cellula staminale orientata, proseguono attraverso gli stadi di cellula pro-B precoce e tardiva  e lo stadio di cellula pre-B (con riarrangiamento definitivo di particolari geni), e si concludono con la cellula B immatura. Attualmente, non sembra che l&#039;antigene abbia un ruolo nell&#039;indirizzare questa sequenza dall&#039;inizio, ma l&#039;interazione delle cellule B immature con l&#039;antigene può condurre all&#039;inattivazione clonale o alla tolleranza. Questa motivazione dona un tocco significativo in più alla spiegazione: maggiore è la frequenza con la quale veniamo a contatto con un alimento, maggiore è la probabilità di accendere una risposta allergica per fallimento della tolleranza.
Le cellule B immature che non vengono inattivate possono continuare a svilupparsi fino a diventare cellule B mature antigenicamente vergini e lasciare il midollo per colonizzare gli organi linfoidi periferici. In questi, come i linfonodi di varia localizzazione, l&#039;interazione tra IgG e antigeni estranei le trasforma in linfoblasti. Giunte al termine della loro differenziazione, queste cellule B diventano plasmacellule (callule B capaci di sintesi anticorpale), le quali secernono immunoglobuline  di una sola classe specifiche per un dato allergene.
Gli anticorpi
Gli anticorpi che il nostro sistema immunitario è in grado di sintetizzare sono di vari tipi e partecipano a più livelli della complessa risposta.
In primo luogo le IgA: costituiscono circa il 20% delle immunoglobuline seriche (e ben il 60-70% delle totali) e sono presenti principalmente nelle secrezioni esterne come la saliva e il muco. Le IgA rappresentano un importante mezzo di difesa contro le infezioni locali;  intervengono soprattutto nella risposta immunitaria secondaria.
Le IgM: costituiscono circa il 5-10% delle Ig totali. Le IgM infatti costituiscono la classe di anticorpi che per prima viene sintetizzata al contatto con un nuovo antigene e sono quindi parte della risposta immunitaria primaria.     
Le IgD: rappresentano lo 0,2% delle immunoglobuline circolanti. Sono presenti sulla membrana cellulare dei linfociti B dove, legato l&#039;antigene per cui sono specifiche, inducono l&#039;attivazione della cellula a proliferare, maturare a plasmacellula e a produrre in forma solubile anticorpi in grado di riconoscere gli stessi antigeni. Si ricorda che solo cellule linfocitarie B mature, dette plasmacellule, possono produrre Ig. 
Le IgE: sono presenti nel siero in concentrazione bassissima.Le IgE si legano ai recettori di membrana dei mastociti e dei granulociti basofili; qui ,dopo combinazione con gli antigeni corrispondenti, inducono la liberazione da parte delle stesse cellule dei mediatori responsabili delle reazioni allergiche di I tipo.
Si ritrova in questo meccanismo il complesso schema di liberazione dai granuli di deposito di istamina, con l&#039;evidenza clinica allergica a cui consegue.
Le IgG: sono la classe di anticorpi maggiormente presenti nel siero, rappresentando circa il 75% delle immunoglobuline circolanti. Attraversano la barriera placentare e quindi si trovano a concentrazione elevata già alla nascita, conferendo al neonato una certa protezione durante i primi mesi di vita. 
Le immunoglubile di classe IgG hanno un vita molto lunga e permangono a lungo nell&#039;organismo una volta formatesi sull&#039;impronta di un antigene. Questo è quello che conferisce ad un individuo l&#039;immunità ad un determinato patogeno. Nei quotidiani schemi di indagine clinica si usano IgM ed IgG e dalla loro concentrazione nello stato clinico si diagnostica uno stato di malattia o meno. IgM elevate confermano la patologia in atto, mentre IgG elevate con IgM basse confermano una pregressa malattia (o contatto con l&#039;antigene) e stato di malattia passato.
Per questo motivo, anche il contatto con un antigene alimentare verso il quale il sistema immunitario reagisce, evoca la costruzione di IgG persistenti per mesi che vengono raccolti dall&#039;esame in questione.
L&#039;esame con metodo IgG usa infatti il metodo ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay), un metodo di analisi immunologica biochimica per rilevare la presenza di un dato antigene caratteristico di un organismo patogeno in un campione che ne è probabilmente affetto.
Utilizzare le IgG, rispetto alle IgE, dona all&#039;esame una maggiore precisione sui cibi verso i quali l&#039;organismo ha una reazione allergica, vista la persistenza caratteristica delle immunoglobuline di classe G contro alla prontezza, velocità ma anche basse concentrazioni delle immunoglobuline di classe E. 
Utilizzare quindi immunoglobuline di classe E per lo studio di intolleranze alimentari significa riscontrare quadri non ben definiti di reazioni immunitarie allergiche ; sono tipici i riscontri pluri-allergici ad una vasta quantità di alimenti.
Come si lega il quadro di risposta anticorpale alla comparsa di sintomi clinici?
Una volta evocata una costruzione anticorpale di immunoglobuline, ogni qual volta si ripresenterà il contatto con l&#039;antigene, queste  lo riconosceranno . Dall&#039;interazione  ne nasce una risposta infiammatoria a carico di più livelli tissutali e dalle localizzazioni più disparate a seconda della fisionomia e anatomia della persona. Nulla e nessuno possono definire con precisione se un pomodoro tende a dare sintomi cutanei piuttosto che un latticino a dare sintomi gastroenterici. Il quadro clinico sarà dimpinto con colori differenti da persona a persona a seconda della tavolozza di colori disponibili nella biochimica e anatomia della persona. Ecco che con IgG specifiche in circolo compaiono disturbi di varia sfumatura, dai sintomi gastroenterici a quelli cutanei, dalle cefalee fino alle algie diffuse.
E&#039; stata analizzata una importante associazione tra reazioni IgA e IgG e reazioni IgE positive, ciò significa che una reazione veloce compare spesso associata ad una reazione lenta verso un determinato allergene.
&quot;Thus, beef-specific IgG and IgA antibodies coexist with IgE antibodies in sera from allergic patients and are significantly associated with the clinical course of allergic disorders, particularly asthma.&quot;
Calderon TE, Ferrero M, Marino GM, Cordoba A, Beltramo D, Muino JC, Rabinovich GA, Romero MD. Division de Alergia, Hospital Transito Caceres de Allende, Cordoba, Spain.
Lettura consigliata :
 Detection of IgE, IgG, IgA and IgM antibodies against raw and processed food antigens
 
ELENCO F.I.T. 46 ALIMENTI

1 Ananas
2 Arachidi
3 Arancia
4 Banana
5 Basilico
6 Bianco d’uovo
7 Broccoli
8 Cacao
9 Caffè
10 Cavolo cappuccio (verza)
11 Carota
12 Cipolla
13 Fagiolo
14 Fragola
15 Frumento
16 Funghi commestibili
17 Gamberi
18 Kiwi
19 Latte vaccino
20 Lievito di birra
21 Mais
22 Manzo
23 Mela
24 Merluzzo
25 Nocciole
26 Orzo
27 Parmigiano
28 Patata
29 Pepe
30 Pesca
31 Piselli
32 Pollo
33 Pomodoro
34 Prugna
35 Riso
36 Semi di girasole
37 Soia
38 Spinaci
39 Suino
40 Tè nero
41 Tonno
42 Tuorlo d’uovo
43 Uva rossa
44 Vaniglia
45 Vongole/Cozze/Ostriche
46 Yogurt
 
ELENCO F.I.T. 92 ALIMENTI

1 Aglio
2 Agnello
3 Albicocca
4 Aneto
5 Arachidi
6 Arancia
7 Aringa
8 Aspergillus niger
9 Avena
10 Banana
11 Basilico
12 Bianco d’uovo
13 Broccoli
14 Cacao
15 Caffè
16 Cannella
17 Carota
18 Cavolfiore
19 Cavolo cappuccio (verza)
20 Ceci
21 Cetriolo
22 Ciliegia
23 Cipolla/Scalogno
24 Cocomero
25 Coniglio
26 Fagiolino verde
27 Fagiolo
28 Fave
29 Fico
30 Fragola
31 Frumento
32 Funghi commestibili
33 Gamberi
34 Garofano
35 Indivia
36 Kiwi
37 Latte di capra
38 Latte vaccino
39 Lattuga
40 Lenticchie
41 Lieviti naturali
42 Lievito di birra
43 Limone
44 Luppolo
45 Mais
46 Mandarino
47 Mandorla
48 Manzo
49 Mela
50 Melanzana
51 Melone
52 Merluzzo/Nasello
53 Miele
54 Noce
55 Nocciole
56 Oliva
57 Origano
58 Orzo
59 Patata
60 Pecorino
61 Pepe
62 Pera
63 Pesca
64 Peperone
65 Piselli
66 Pistacchio
67 Pollo
68 Pomodoro
69 Pompelmo
70 Porro
71 Prezzemolo
72 Prugna
73 Rapa rossa
74 Riso
75 Sardina
76 Sedano
77 Segale
78 Senape
79 Sesamo
80 Sgombro
81 Soia
82 Spinaci
83 Suino
84 Tarassaco
85 Tè nero/Tè verde
86 Tonno
87 Tuorlo d’uovo
88 Uva rossa/bianca/nera
89 Vaniglia
90 Vongole/Cozze/Ostriche
91 Yogurt
92 Zucchine
 
ELENCO F.I.T. 184 ALIMENTI

1 Acciuga
2 Aglio
3 Agnello
4 Albicocca
5 Alloro
6 Amaranto
7 Anacardi
8 Ananas
9 Anatra
10 Aneto
11 Anice
12 Arachidi
13 Arancia
14 Aringa
15 Asparagi
16 Aspergillus niger
17 Avena
18 Astice/Granchio
19 Avocado
20 Banana
21 Basilico
22 Bianco d’uovo
23 Bietola
24 Branzino/Orata
25 Broccoli
26 Cacao
27 Caffè
28 Camomilla
29 Canna da zucchero
30 Cannella
31 Cappero
32 Capriolo
33 Carota
34 Carciofo
35 Carruba
36 Cavallo
37 Cavolfiore
38 Cavolo cappuccio (verza)
39 Cavolo di Bruxelles
40 Cavolo rapa
41 Cavolo verde
42 Ceci
43 Cetriolo
44 Cicoria
45 Ciliegia
46 Cipolla/Scalogno
47 Cocomero
48 Coda di rospo
49 Coniglio
50 Coriandolo
51 Cumino
52 Curry
53 Erba cipollina
54 Datteri
55 Fagiolino verde
56 Fagiolo
57 Farro
58 Fave
59 Fico
60 Formaggio Camembert
61 Formaggio Emmenthal
62 Formaggio fuso (sottilette)
63 Formaggio fresco (ricotta)
64 Finocchio
65 Fragola
66 Frumento
67 Funghi commestibili
68 Gamberi
69 Garofano
70 Glutammato/Dado brodo
71 Gorgonzola
72 Grano saraceno
73 Halibut
74 Indivia
75 Kamut
76 Kiwi
77 Lampone
78 Latte acido
79 Latte di capra
80 Latte vaccino
81 Lattuga
82 Lenticchie
83 Lieviti naturali
84 Lievito di birra
85 Limone
86 Liquirizia
87 Luppolo
88 Maggiorana
89 Mais
90 Malto d’orzo
91 Malva
92 Mandarino
93 Mandorla
94 Mango
95 Manzo
96 Marrone/Castagna
97 Mela
98 Melanzane
99 Melone bianco
100 Melone giallo
101 Menta
102 Merluzzo/Nasello
103 Miele
104 Miglio
105 Mirtillo nero
106 Mora
107 Mozzarella
108 Mozzarella di bufala
109 Noce
110 Noce di cocco
111 Noce moscata
112 Noce Parà
113 Nocciole
112 Cigliegia
115 Origano
116 Ortica
117 Orzo
118 Papaia
119 Paprica
120 Parmigiano
121 Patata
122 Pecorino
123 Pepe
124 Pera
125 Pesca
126 Pesca noce
127 Pesce spada
128 Peperoncino
129 Peperone
130 Pinoli
131 Piselli
132 Pistacchi
133 Platessa/Sogliola
134 Pollo
135 Pomodoro
136 Pompelmo
137 Porro
138 Prezzemolo
139 Prugna
140 Quinoa
141 Radicchio
142 Rafano bianco
143 Rapa rossa
144 Ravanello
145 Ribes
146 Riso
147 Rombo
148 Rosmarino
149 Rucola
150 Salmone
151 Salvia
152 Sardina
153 Scarola
154 Sedano
155 Segale
156 Semi di Cola
157 Seme di girasole
158 Seme di lino
159 Senape
160 Seppia/Polpo/Calamaro
161 Sesamo
162 Sgombro
163 Soia
164 Spinaci
165 Struzzo
166 Suino
167 Tacchino
168 Tarassaco
169 Tè nero/Tè verde
170 Tiglio
171 Timo
172 Tonno
173 Trota
174 Tuorlo d’uovo
175 Uva bianca/nera/rossa
176 Valeriana
177 Vaniglia
178 Vitello
179 Vongole/Cozze/Ostriche
180 Yogurt
181 Zafferano
182 Zenzero
183 Zucca
184 Zucchine

 
Reazioni allergiche e reazioni di Intolleranza
Si parla spesso di allergie e intolleranze alimentari. Qual è il significato di queste due diverse terminologie? Sono sinonimi di uno stesso disturbo o individuano situazioni differenti?    Sia le allergie che le intolleranze alimentari sono reazioni avverse agli alimenti mediate da anticorpi diretti contro antigeni alimentari (proteine). Le prime vengono denominate anche allergie immediate, sono associate alla produzione di immunoglobuline E (IgE) e i sintomi compaiono a breve distanza dall’assunzione del cibo incriminato. Le allergie IgE-mediate non sono frequenti nella popolazione.
Le intolleranze alimentari, o “allergie ritardate”, vedono la produzione di immunoglobuline di tipo G (IgG). I sintomi compaiono con un certo ritardo rispetto all’assunzione del cibo incriminato (fino a dopo 24-72 ore) ed il disturbo tende a cronicizzare; per questo motivo chi ne soffre riesce difficilmente ad identificare il cibo responsabile dei disturbi accusati. Le reazioni IgG-mediate sono molto frequenti nella popolazione: circa il 45% ne soffre senza nemmeno accorgersene.
Un interessante studio sottolinea come nell’ultimo decennio le reazioni nei confronti degli alimenti siano aumentate significativamente anche in età pediatrica (Ramesh, 2008).
In Italia si parla di 150.000 bambini sotto i tre anni che soffrono di disturbi di tipo allergico e/o di intolleranze alimentari, e le stime sono in aumento.
Nell’infanzia, come anche negli adulti, gli alimenti che più frequentemente causano disturbi sono:
 - latte e derivati
- lieviti
- uova
- soia
- grano/frumento
- arachidi/nocciole
COME SCOPRIRE L’ALLERGIA O L’INTOLLERAZA?
Oltre ai test cutanei di individuazione delle allergie, esistono test di laboratorio per le intolleranze alimentari, la cui validità è stata confermata da studi scientifici accreditati; questi test determinano e quantificano le IgG verso le proteine alimentari.
In uno studio esplicativo (Hidvegi et al., 2002) le IgG si sono rivelate più sensibili delle IgE nell’individuare i bambini destinati a sviluppare reazioni allergiche verso gli alimenti.
Questo fa presupporre che ci sia una stretta correlazione tra intolleranze e allergie alimentari, nel bambino come nell’adulto. Il fenomeno è spesso dovuto ad un sovraccarico alimentare: mangiare sempre gli stessi alimenti può portare allo sviluppo di intolleranze e disturbi nei confronti di questi ultimi, e se non si interviene attivamente nei confronti di queste, si può assistere all’insorgenza di una vera e propria allergia.
Un’ulteriore utilità del dosaggio delle IgG è stata descritta in un recente studio (Wilders-Trusching et al., 2008), in cui l’autore evidenzia una forte associazione fra alti livelli di IgG, alti livelli di proteina C reattiva (indice di infiammazione) ed ispessimento della parete della carotide nei bambini obesi o in sovrappeso. Proprio perché in una situazione di sovrappeso sussiste anche una condizione costante di infiammazione cronica a bassa intensità, in cui l’immunità è sempre attiva, e concorre all’aumento del rischio di incorrere in intolleranze o allergie alimentari.
Negli ultimi anni la conoscenza scientifica nel campo di allergie e intolleranze ha compiuto notevoli progressi. Infatti non si può prescindere dal definire le allergie alimentari IgE-mediate e le allergie ritardate IgG-mediate, poiché queste ultime occupano un posto di rilievo e non possono essere trascurate.
Le intolleranze determinano sintomi che a volte possono essere confusi con i sintomi causati dalle allergie immediate (IgE), quindi la ricerca delle sole IgE può dare risposte parziali, rischiando di “dimenticare” una cospicua quota di pazienti che invece merita una diagnosi accurata.
NatrixLab offre un test validato e certificato, per la valutazione delle intolleranze alimentari, il Food Intolerance Test (F.I.T.), che valuta la risposta verso fino a 184 antigeni alimentari diversi.
Inoltre, Natrix può fornire al paziente un supporto nutrizionale individuale e personalizzato, con un team di medici e nutrizionisti professionisti, per il recupero della tolleranza alle proteine degli alimenti.
Curare le intolleranze può servire anche ad evitare lo sviluppo di forme allergiche.
La prevenzione è l’arma migliore per rimanere in salute.
 
 
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			<title>Test Celiachia</title>
			<link>http://www.www.farmaciaculzoni.it/1/test_celiachia_1762806.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Test Celiachia</strong><br /> 

La celiachia, o malattia celiaca, è un’intolleranza permanente al glutine, complesso proteico contenuto in frumento, farro, segale, kamut, orzo e altri cereali minori.
Tra i cereali che non contengono glutine ci sono il mais, il riso, il miglio, l’amaranto, la quinoa, il grano saraceno, il sorgo e la manioca.
L’ingestione di glutine, nei pazienti affetti o predisposti, provoca un grave danneggiamento della mucosa intestinale fino ad arrivare all’atrofia dei villi intestinali, che causa malassorbimento dei nutrienti.
Tutto ciò accade perché la gliadina, derivante dalla digestione a livello intestinale dal glutine, scatena una forte reazione immunitaria con aumento dell’infiammazione e della concentrazione di cellule dell’immunità nel lume e nella mucosa intestinale.
Secondo le linee guida dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) per la diagnosi di celiachia, il primo esame da eseguire è quello sierologico per la valutazione degli anticorpi anti-tranglutaminasi tissutale.
Se il risultato di questo test risulta positivo, il passo successivo è quello di sottoporsi all’esame endoscopico, ad oggi, l’unico e necessario esame diagnostico invasivo per la diagnosi di celiachia.

 
Il test genetico per la valutazione dell’aplotipo HLA (DQ2 e DQ8) è invece solo un test aggiuntivo per valutare la compatibilità con la diagnosi di malattia celiaca in casi dubbi. Questo perché circa il 30% della popolazione europea presenta questo aplotipo senza presentare la malattia.

Il “Celiac Test” di NatrixLab utilizza la metodica standardizzata ELISA che offre un alto grado di sensibilità e specificità per i marcatori di celiachia presi in analisi.
Gli esami specifici effettuati sono la valutazione degli anticorpi anti transglutaminasi tissutale (tTG) di classe A e di classe G, e gli anticorpi anti gliadina deamidata (anti DGP), di classe A e di classe G.
Sono però presenti in commercio test rapidi per la “diagnosi di celiachia”. Si tratta di test che valutano a livello qualitativo la presenza o l’assenza di anticorpi anti-transglutaminasi tissutale IgA (anti-tTg IgA).

In caso di positività, occorre rivolgersi al proprio medico per iniziare l’iter tradizionale di diagnosi, quindi ripetere le analisi sierologiche per la determinazione delle IgA anti-tTg, ma anche per le IgG in caso di deficit di IgA nel soggetto.

In caso di negatività, non si può comunque escludere la malattia celiaca in quanto esiste una percentuale di soggetti celiaci con deficit di IgA o con IgA anti-tTg non ancora formate, soprattutto nella fase iniziale della patologia.
Poiché si tratta di un test qualitativo, questo non può essere utilizzato nemmeno da soggetti celiaci che seguono il regime alimentare aglutinico per monitorare e controllare periodicamente i miglioramenti e la graduale scomparsa degli anticorpi.
I test rapidi hanno buona sensibilità e specificità, ma i risultati ottenuti sono sempre e comunque da interpretare con cautela e sia in caso di positività che di negatività, in presenza di sintomi simili a quelli dovuti alla malattia celiaca, è opportuno eseguire test quantitativi per la ricerca degli anticorpi, e ricercare sia le IgA che le IgG.

Per ogni celiaco diagnosticato correttamente, ve ne sono almeno altri sette a cui la celiachia non viene diagnosticata.

Nel nostro paese sono quindi almeno 400000 i casi di celiachia non ancora diagnosticati, considerando che sono noti poco più di 70000 casi di malattia.

In passato, l&#039;unico modo per diagnosticare la celiachia era la biopsia, metodica invasiva, da effettuare su un tratto del duodeno. Lo sviluppo di test sierologici quantitativi, basati sulla metodica ELISA, come il Celiac Test di NatrixLab, ha permesso negli ultimi anni di individuare soggetti celiaci che altrimenti sarebbero rimasti non diagnosticati e soggetti a rischio di sviluppare la malattia da inviare all’esame endoscopico.
Se desideri ulteriori informazioni clicca qui.
]]></description>
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		<item>
			<title>Profilo AntiAge</title>
			<link>http://www.www.farmaciaculzoni.it/1/profilo_antiage_1762814.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Profilo AntiAge</strong><br /> ...ovvero metilazione, infiammazione, glicazione e ossidazione. Tale profilo è quanto fornisce il test Cellular Aging Factors (C.A.F.) sviluppato da Natrixlab.
Il pannello comprende:
Marcatori di metilazione

Omocisteina: alte concentrazioni sono correlate ad un maggior rischio cardiovascolare.
Vitamina B12: ha un ruolo fondamentale nelle anemie e nelle sindromi da affaticamento cronico.
Acido Folico: vitamina del gruppo B, fondamentale durante la gravidanza; utile per il buon funzionamento del sistema cardiovascolare e nervoso.

Marcatori di infiammazione

Proteina C reattiva: (metodica ad alta sensibilità) se elevata nel sangue, indica che l’organismo è sottoposto a forte stress e aumentato rischio cardiovascolare.
Interleuchina 6: può essere indice di vasculopatie o diabete. Aumenta anche nei soggetti obesi.
Ferritina: costituisce un&#039;importante deposito di ferro nell&#039;organismo. Concentrazioni elevate possono essere associate a stati infiammatori acuti o cronici. Quando la ferritina è bassa, è consigliabile un maggior consumo di alimenti ricchi di ferro: carne, legumi, pesce, molluschi, crostacei, frutta secca e fresca, soprattutto agrumi.
Profilo completo degli acidi grassi: valuta l’equilibrio tra Omega-3 e Omega-6, fondamentali per la salute e il benessere dell’organismo.

Marcatori di glicazione

Glicemia: valore aumentato nei soggetti diabetici.
Insulinemia: misura i livelli di insulina, ormone che convoglia il glucosio all’interno delle cellule. Sbilanciata in soggetti diabetici e pre-diabetici con un principio di insulino-resistenza.
Indice HOMA: indica la relazione tra insulinemia e glicemia e permette di calcolare la resistenza all’insulina anche in soggetti non diabetici e non obesi. Misura del Body Mass Index (B.M.I.).
Emoglobina glicata: formata dal legame con il glucosio; impedisce il corretto funzionamento dei globuli rossi. Utile per il monitoraggio dei pazienti diabetici nel lungo periodo.
Fruttosamina: altra molecola glicosilata che serve come monitoraggio della concentrazione di glucosio nel sangue delle due settimane precedenti il prelievo.

Marcatori di ossidazione

Free Radical Test (F.R.T.): misura la concentrazione di radicali liberi nel sangue, i diretti responsabili della comparsa di stress ossidativo.
Isoprostani: della famiglia degli acidi grassi, hanno anche funzione di segnale cellulare; negli ultimi anni studi scientifici sostengono che livelli aumentati rispecchiano un aumento dello stress ossidativo.
Antioxidant Capacity Test (A.C.T.): valutazione delle sostanze antiossidanti (enzimi, vitamine, polifenoli, ecc.) in grado di contrastare l’attività dei radicali liberi.

 
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