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			<title>Albuminuria</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Albuminuria</strong><br /> 
L’albumina è una proteina fondamentale per il nostro organismo e di norma si trova in circolo nel sangue in gran quantità. Quest&#039;ultima funziona da carrier, una sorta di autobus circolante nel nostro sangue che trasporta altre molecole, ad esempio ormoni o farmaci, aiutandole a raggiungere più facilmente i diversi organi e tessuti dell’organismo.
Allora cosa c&#039;entra l&#039;albumina con le urine?
Il reni rappresentano il nostro filtro dalle tossine che accumuliamo giorno per giorno; normalmente depurano il sangue dalle scorie e lasciano passare nelle urine solo piccolissime quantità di albumina proprio perché è una proteina molto preziosa e utile per il nostro organismo. Se il rene lascia passare in grosse quantità albumina (macroalbuminuria) è segno che qualcosa non va nel rene (nefropatia renale diabetica) e un banale esame delle urine è in grado di scoprirlo in modo semplice. Quando il danno renale è in una fase molto precoce, il livello di albumina nelle urine è minimo (microalbuminuria), ma in ogni caso superiore alla norma; in queste condizioni l’esame delle urine non è sufficientemente specifico per rivelarlo, per questo sarà necessario fare l’esame della microalbuminuria che riesce a individuare quantità anche molto piccole di albumina.
Quindi l&#039;esame rappresenta un indice precoce di danno renale, perché riesce ad individuare tracce, anche anni prima rispetto agli esami di routine per la proteinuria!
Indicato a tutti i diabetici, gli intolleranti al glucosio ( di ogni livello con emoglobina Glicata maggiore di 5.3%) e a chi ha familiarità con il diabete, trova anche la sua utilità nelle nefropatie di qualsiasi genere.
Eventualmente correlabile con i nostri ruotinari pannelli renali completi ( con elettroliti, urea, creatinina e proteine), con i nostri pannelli di trend glicemico ( emoglobina Glicata, media glicemica stimata e glicemia a digiuno e postprandiale) e con i nostri esami chimico fisici delle urine. 
 Insomma un nuovo check assemblabile a vostro piacimento nei controlli di routine che eseguite da noi ogni giorno!!!]]></description>
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			<title>PSA Antigene Prostatico Specifico</title>
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			<description><![CDATA[<strong>PSA Antigene Prostatico Specifico</strong><br />
La prostata dell’uomo adulto è un organo di circa 20 g che circonda l’uretra posteriore, un suo qualsiasi ingrandimento può facilmente causare un’ostruzione al flusso di urina. La prostata immatura non secerne ed è impalpabile prima della pubertà, ma nell’adulto è in continuo stato di attività,



 e secondo il grado di stimolazione androgenica, emette da 0,5 a 2 ml di secreto al giorno, espulso con l’urina. Lo sperma, che si compone abbondantemente del secreto prostatico, si coagula rapidamente dopo l’eiaculazione, ma un’importante glicoproteina, che funziona come enzima proteolitico, impedisce l’aggregazione del secreto dei dotti prostatici: l’antigene prostatico specifico, comunemente conosciuto come PSA. 
A questo punto si crea immediatamente un’importante correlazione: l’antigene prostatico specifico, contenuto nel secreto, è proporzionale all’attività della ghiandola, alle sue stimolazioni esterne e alla sua dimensione. Spesso si tende a confondere un marcatore di attività ghiandolare con un marcatore tumorale. La connessione esiste, perché la ghiandola ammalata aumenterebbe l’attività secernente, ma ciò non significa il contrario. 





 
 
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			<title>Glucosio</title>
			<link>http://www.www.farmaciaculzoni.it/1/glucosio_1762796.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Glucosio</strong><br />
La discontinuità dell’assunzione di cibo contrasta con continuità ininterrotta delle richieste energetico-metaboliche di tutto l’organismo. A compensare questa disparità intervengono numerosissimi e complessi meccanismi. Uno dei più importanti è la trasformazione dei prodotti con la digestione


in composti adatti all’accumulo, ma tuttavia rapidamente disponibili al bisogno. Le più
importanti forme di trasporto dell’energia sono i monosaccaridi come il glucosio, il fruttosio e il galattosio. In condizioni normali e dopo 8 ore di digiuno, la concentrazione ematica di glucosio varia
tra i 70 e 110 mg per ml. Il mantenimento di questo equilibrio è in mano a 4 meccanismi ormono-dipendenti. I meccanismi regolatori In prima analisi l’adrenalina e il glucagone; la prima secreta
dallo strato midollare del surrene, il secondo prodotto dalle cellule alfa delle isole pancreatiche, che promuovono la glicogenolisi nel fegato e nel muscolo. Il processo di glicogenolisi aumenterà la glicemia ematica, liberando monosaccaride da elementi zuccherini di deposito.
Il secondo meccanismo ormono- dipendente è «in mano » all’insulina, prodotta dalle cellule beta delle isole pancreatiche. L’insulina ha effetto opposto rispetto ai primi meccanismi di glicogenolisi; infatti
riduce la glicemia con meccanismi connessi all’aumento del consumo di glucosio cellulare,
soprattutto a livello degli epatociti e degli adipociti.
Il rilascio di insulina è regolato dal glucosio, previa captazione dello stesso dalle cellule beta del pancreas.
Il terzo meccanismo è in mano al lobo anteriore dell’ipofisi, dove si ha la liberazione del«fattore diabetogeno», antagonista dell’insulina. Il suo meccanismo non è ancora chiarissimo, ma vi sono prove in favore di una inibizione delle esochinasi e quindi di una limitata conversione degli esosi
in glicogeno. Un ultimo meccanismo che è importante citare è mediato dalla tiroide. Quest’ultima
stimola la glicogenolisi, liberando glucosio, oltre che aumentare l’assorbimento di zuccheri
a livello intestinale.
Da subito questa considerazione funzionale su sistema adrenergico e tiroide spiega le alterazioni glicemiche che si riscontrano alle misure in caso
di eccessivo stress o spavento, dove il sistema delle catecolamine e tiroideo accende l’allerta
e la reattività dell’organismo.
È opportuno ricordare che il fegato, benché non sia l’unico organo implicato nel metabolismo
dei carboidrati, vi assume una posizione centrale. Infatti nelle epatopatie si osservanocurve glicemiche quasi sempre alterate, e chiaramente in proporzione al danno epatico
presente. Il diabete mellito non è una singola entità, ma piuttosto un gruppo di disordini metabolici
accomunati dal dato clinico di iperglicemia. L’iperglicemia nel diabete può essere
la risultante del difetto di secrezione o di attività dell’insulina, o, più frequentemente di entrambi. Successivamente l’iperglicemia cronica si associa a danni a carico di svariati organi tra cui soprattutto occhi, reni, nervi e vasi. Sebbene tutte le forme di diabete abbiano in comune l’iperglicemia, i processi patogenetici implicati nello sviluppo dell’iperglicemia variano ampiamente.
Il diabete di tipo 1 è caratterizzato da un deficit assoluto di insulina a causa di una distruzione
delle cellule beta pancreatiche, mentre il diabete di tipo 2 è causato da una associazione tra resistenza periferica all’azione dell’insulina e un’inadeguata
risposta secretoria da parte delle cellule beta. È importante ricordare al paziente che le complicanze a lungo termine di una o dell’altra tipologia non cambiano.
.... Leggi tutto l&#039;articolo pubblicato sulla gestione del paziente diabetico...
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			<title>Emoglobina Glicata</title>
			<link>http://www.www.farmaciaculzoni.it/1/emoglobina_glicata_1762799.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Emoglobina Glicata</strong><br />
...di valutare l&#039;andamento della glicemia negli ultimi 120 giorni; si tratta quindi di un esame molto utile per monitorare il controllo glicemico del paziente diabetico, recentemente rivalutato anche nella diagnosi della malattia già ottenuta dal proprio medico di fiducia o dallo specialista diabetologo.



La glicazione è il processo biologico non enzimatico per cui gli zuccheri si possono legare covalentemente alle proteine. Lo zucchero più abbondante del sangue, il glucosio, può quindi legarsi in modo irreversibile ad una parte specifica dell&#039;emoglobina, formando l&#039;HbA1c o emoglobina glicata. Tanto più alta è la cocetrazione ematica di glucosio e tanto maggiore risulta la percentuale di emoglobina glicata (HbA1c o A1C).


Considerata l&#039;irreversibilità della glicazione, l&#039;emoglobina glicosilata contenuta nei globuli rossi(avidi di glucosio) circola nel sangue per tutta la durata della loro vita (in media 90/120 giorni). Entro certi limiti si tratta di un processo assolutamente normale, che non comporta alcun pericolo per la salute del paziente, dato che l&#039;emoglobina glicata continua a svolgere normalmente la propria funzione. I problemi, piuttosto, sono legati agli alti livelli ematici di glucosio che l&#039;accompagnano. Tutte queste caratteristiche rendono l&#039;emoglobina glicata un parametro molto più utile della comune glicemia nella diagnosi e nel monitoraggio del diabete; l&#039;emoglobina glicosilata è infatti espressione della glicemia media nel lungo periodo, non di un singolo momento; come tale non è soggetta a variazioni acute (come l&#039;alimentazione del giorno precedente o lo stress da esame) e non necessita quindi di un preventivo digiuno di almeno otto ore. Prima del prelievo di sangue, dunque, il paziente rimane libero di mangiare e bere secondo abitudini.

La più tipica applicazione dell&#039;emoglobina glicata rimane comunque la valutazione del controllo glico-metabolico nel medio e lungo periodo; diversi studi hanno infatti dimostrato una stretta correlazione tra il grado di controllo glicemico, valutato in base ai livelli di HbA1c, ed il rischio di sviluppo e progressione delle complicanze croniche del diabete.

L&#039;emoglobina glicata è utilizzata sia come indice di glicemia media che come valutazione del rischio di sviluppare le complicanze del diabete. Può altresì essere utilizzata a fini diagnostici secondo criteri in fase di definizione.

Nel diabetico, l&#039;efficacia di un farmaco o di un atto terapeutico è valutata attraverso il suo influsso sui livelli di emoglobina glicata.
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